sabato, 29 dicembre 2007 - 07:42
Tra poco più di un'ora sarò in viaggio per l'agriturismo che ci ospiterà in questi ultimi giorni.

Non riuscirò a passare blog per blog a salutare e fare gli auguri...quindi ve li lascio qui.

Senza promesse o speranze, solo il desiderio che siate voi a plasmare questo 2008 secondo i vostri desideri...io farò così...

Per chi passerà e leggendo saprà che parlo con lei:
Mi mancherai ancora più che in questi giorni...ma tra poco saremo di nuovo qui....

A presto
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venerdì, 28 dicembre 2007 - 20:12
Fine anno alle porte, poche ore dalla partenza per l'agriturismo dove trascorrerò, tra cibo e vino, gli ultimi giorni di questo 2007.

Se dovessi dare un voto a quest'anno credo che superebbe di poco la sufficienza.
Ne sono passate veramente tante in quest'anno per non volere che finisca e si ricominci con un primo gennaio.

La spalla che mi fa fermare ancora, la caviglia che non mi fa muovere come vorrei, la storia con Vale che finisce dopo quasi due anni senza un motivo vero, ma solo perchè usurata come un vecchio pneumatico, il lavoro che va a rilento, la pallavolo che non igrana, le vacanze che non sono state tali.

La sufficienza la raggiungiamo perchè ci sono ancora cose buone in fondo.
Vincere la 12 chilometri del paese, riprendersi e continuare ad andare avanti, ritrovare i vecchi amici, trovare nuove persone che ti fanno ridere, trovare un nuovo sorriso da guardare e a cui legarsi, la prospettiva che, nonostante tutto, sono sempre qui e non ho abbassato lo sguardo...

Ora voglio solo guardare avanti, stare vicino a chi ha deciso di appoggiarmi e lanciarmi...

forse il muro lo sto per scavalcare.
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lunedì, 24 dicembre 2007 - 14:26
Oramai ci siamo...
A tutti buon Natale...

Divertitevi a tornare bambini per un giorno....


Merry Christmas by ~luponr3 on deviantART
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venerdì, 21 dicembre 2007 - 15:13
Lascio qui qualche saluto di buon natale. Non so se ripasserò sul blog per scrivere nei prossimi giorni.
Ci sono tante cose da fare e amici da vedere.
Infondo non è che mi importi molto del Natale. Sono vacanze è vero, ma è fa molto, troppo che non le vivo.
Troppa frenesia, troppi incontri stretti tra i mille impegni, gli amici salutati di corsa e a volte con troppa formalità.
Però ci sono persone a cui mi fa piacere augurare un buon riposo, uno svegliarsi con vicina la persona che si ama e aprire un pacchetto con qualcosa che non ci si aspetta, utile o meno che sia, e ridere, piangere magari.

A tutte quelle persone che mi hanno lasciato un segno nel cuore, un'impronta nell'anima, una risata sul viso io auguro di rivirere queste vacanze con la stessa magia di quando si era bambini.

A presto.

Lupo


PS. Il prossimo post non sarà post ubriacatura da festa aziendale e quindi sarà di tutt'altro livello...
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giovedì, 20 dicembre 2007 - 14:15
e comincia un'attesa che si protrae oltre l'ultimo giorno di lavoro, oltre il Natale e l'arrivo del nuovo anno...

e non sarà nemmeno la Befana a portarmi quello che voglio...

ci vorrà qualche giorno in più, ma so che ogni minuto di attesa sarà ripagato...
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martedì, 18 dicembre 2007 - 13:37
Visto che è discretamente difficile organizzare un discorso che riesca a riassumere ciò che significa per me lo sport cercherò di riassumerlo per punti.

Amore.

Amo lo sport, amo praticarlo ed amo quando è fatto bene, con serietà.
Amo sentire il sudore che scorre, i muscoli che si appesantiscono per lo sforzo e il senso di libertà e soddisfazione che ho quando finisco un allenamento o una gara.
Amo arrivare al limite e cercare di superarlo, di infrangere quel limite che mi tiene legato e sentirmi padrone del mio corpo.
Amo trovare nuove vie per raggiungere la forma migliore, inventare esercizi, capire quali siano i più efficaci ed esplorarli fino in fondo.

Vittoria.

Per me vincere è tutto. Mi è stato insegnato, inculcato direi, che "L'importante è partecipare" non significa nulla.
Mi è stato insegnato che vincere non vuol dire sempre prendere i punti o il trofeo.
Vuol dire dare il massimo.
Arrivare a fine gara e dire: "Ho dato il 100%, più di così non potevo fare", si potrebbe quasi dire che "gioco per non perdere".
A volte si vince per proprio merito, a volte per demerito dell'avversario ma, se questo vuol dire punti sulla classifica, per me significa solo che c'è ancora molto lavoro da fare, ritornare in palestra e lavorare duro con umiltà.
Si è vincenti nell'animo. Non lo si diventa. A volte si trovano persone, allenatori che ti fanno sentire un perdente e, quando sei giovane è dura venirne fuori da solo. Io sono stato un perdente fino a 16/17 anni. Forse debole di carattere avevo solo bisogno di qualcuno che mi tirasse fuori il carattere, che mi allenasse come poi ho imparato ad allenare. Non ho avuto persone così, se ci fossero state forse ora sarei un giocatore di tutt'altra levatura. A 17 anni ho imparato da solo a tirare fuori il meglio di me, a rimettermi in gioco dalle basi, ad ascoltare consigli ad ignorare critiche e a diventare la persona che sono ora. Credo nel motto "A volte il modo in cui una persona si comporta in campo rispecchia il modo di comportarsi nella vita".

Allenamento.

Dove comincia e dove finisce tutto.
Sapersi allenare, da solo o sotto la guida di qualcuno è una disposizione d'animo. C'è chi dice che oltre una certa età o dopo tot anni che si fa uno sport non sia possibile modificare le proprie tecniche di gioco. Cazzate. Se ci si è sempre allenati con la mente aperta ai cambiamenti, ai miglioramenti, allora si può fare qualunque cosa. Basta l'impegno. L'impegno di mettersi contro un muro, sotto un canestro, per strada e ripassare le basi, migliorare, fare diventare un gesto tecnico più naturale che respirare.
Per me non esiste un allenamento in cui si finisca senza essere stanchi. Se è così vuol dire che non si è fatto a sufficienza per affrontare i propri limiti e se questo vuol dire scendere in palestra un ora o due prima dell'allenamento, allora così sia.

Allenatore.

Non ho mai avuto una vera figura di un allenatore come lo immagino.
Ho avuto delle persone che mi hanno insegnato dei principi da seguire, delle linee che sono diventate dei binari da cui non uscire mai per essere un atleta. Ma tecnicamente ed emotivamente questa figura è mancata. Ho trovato qualcuno nel momento anche io mi sono calato nel ruolo di allenatore. Ho imparato veramente molte cose, molte delle quali le ho riapplicate su me stesso e ho imparato ad amare il ruolo di allenatore. Non è facile. Su venti ragazzi che si allenano ce ne saranno due o tre con la voglia e gli occhi vincenti. Ce ne saranno altre tre o quattro che nascondono il loro animo vincente dietro la timidezza. Gli altri sono da buttare. Non è bello da dire, ma è così. Non ho mai chiesto soldi per allenare ed ho sempre considerato, come mio compito, il tirare fuori l'animo guerriero dai timidi e lanciare quelli già vincenti verso l'alto. Attenzione però: questo non vuol dire che gli altri sono ignorati. Assolutamente. Tutti ricevono lo stesso trattamento, tutti sanno che quando uno sbaglia, è tutta la squadra che sbaglia e quindi tutti subiranno la punizione. Tutti vengono spronati a dare il massimo (con qualche accorgimento qua e là per adattarsi il minimo necessario ai caratteri). I vincenti rimangono, i perdenti se ne vanno...è selezione naturale, nulla di più.

Squadra.

Se si esclude la corsa, ho sempre praticato (e voluto praticare) sport di squadra.
Perchè ho sempre trovato che una gara con dei compagni con cui urlare, con cui gioire sia molto più interessante. Per quanto la mia squadra ideale l'abbia avuta anni e anni fa spero sempre di ritrovare le persone giuste con cui ritornare a giocare veramente. Nel frattempo cerco di non farmi trovare impreparato.

Ok... nemmeno così è un discorso completo, molte idee, molti concetti non hanno trovato una semplice valvola di uscita.
Magari tornerò a parlarne...
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martedì, 18 dicembre 2007 - 09:13
Oggi vorrei parlare di Sport.

Come lo intendo io, cosa rappresenti per me e come vorrei che fosse nella realtà del mondo...

Spero di avere tempo (e testa) di farlo.

A dopo


Aggiornamento...

E' decisamente più difficile di quello che pensassi fare un discorso con un minimo di coerenza su un concetto così grande.
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lunedì, 17 dicembre 2007 - 15:39
Per chi non crede, per chi si arrende...

Non per me...

 
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Wow
venerdì, 14 dicembre 2007 - 14:32

Cavolo, non mi ricordavo che vivere veramente fosse così stancante.
O meglio, che per apprezzare a pieno tutte le sfumature di questa vita servissero giornate di 36 ore.

Però sono irrimediabilmente felice.

Felice di aver trovato una persona che mi sta letterelmente facendo fondere i neuroni, un po' perchè cerco di seguire i suoi neuroni impazziti, un po' perchè tornare a casa la sera è veramente difficile quando si sta bene e quindi le ore di sonno sono diminuite vertiginosamente.

Felice perchè gli allenamenti diventano (almeno da parte mia) sempre più intensi e violenti per poter colmare tutte le lacune che ci sono nella mia preparazione e di aiutare al meglio quei disperati della mia squadra.

Senza contare che, con il Natale alle porte, ci sono i mille viaggi per regali, incazzature varie, schivate delle fregature e le complesse elaborazioni dei biglietti...

Beh sono qui che mi sto addormentando...e nemmeno questo weekend sembra avere molto spazio per il mio riposo...

Meno male che poi ci sono le vacanze...sempre che ci arrivi tutto intero...

Cià mettiamo un'altra canzone che almeno ci muoviamo un po'...

The Offspring
Want you bad





Traduzione
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martedì, 11 dicembre 2007 - 09:49
Dalle ore 20.00 di Sabato alle 01.00 di domenica

Come promesso la mia cronaca del weekend, giusto per riabilitare un po' la mia reputazione (se possibile)..

Tralasciando il giro alla fiera dell'artigianato, vissuto tra ritardi, corse, fumi della benzina, birra, incensi e risate, partiamo da sabato sera.

Ore 19.50, arrivo, con il mio classico anticipo davanti al Giapponese da me prenotato e vedo già un povero ed ignaro ragazzo posteggiare e guardarsi intorno smarrito; aveva in faccia la classica espressione "maperchèsonoqui, machimelohafattofare".

Incredibilmente alle 20 in punto sbucano le tre del trio più D. from Torino. Raccattiamo anche l'ultimo invitato (dopo una leggerissima figura di S e A, una che dopo essergli passata davanti lo chiama per vedere se è lui, l'altra che non si ricordava di averlo invitato) ed entriamo.

A questo punto partono le ordinazioni, sotto la mia saggia (?) guida ordiniamo antipasti (dal pesce sott'aceto al tonno scottato di cui S si è innamorata), sushi e birra. Il servizio è un po' lento, ma la serata trascorre piacevolmente tra varie cavolate, sfide con le bacchette e foto. Tra un brindisi e una risata si arriva così alla fine della cena e si decide di proseguire all'Agorà. Veniamo salutati dai due nuovi acquisti (troppo sconvolti? Spaventati? Innamorati di noi a tal punto da non poterci condividere con il resto del mondo? Ai posteri l'ardua sentenza) e ci lanciamo sulle piste ghiacciate.

G conosce mezzo mondo e passa il tempo a salutare gente e ad insegnare a D a pattinare, S e A danno sfoggio delle loro capacità, io mi arrangio cercando di ripassare un po' quello che sapevo fare, usando la potenza delle mie gambe per lanciarmi in (mini) scatti (si i miei pattini facevano cacare...continuo a dirlo :-P ). Chiaramente anche qui non mancano gli incontri. A parte metà dell'under 14 che allenavo si incontrano anche persone del passato (che mai ti saresti immaginato di trovare) con cui scambi due saluti un po' forzati, un po' imbarazzati, ma che comunque fanno piacere. Tra voli (più o meno tragici) occhiate di fuoco ed evoluzioni, arriva così il momento di lasciare la pista, reindossare le scarpe, lanciare quelle due o tre imprecazioni per il dolore ai piedi e rimetterci in viaggio per casa di A.

Questa è la fine della parte normale della serata. Per la seconda mi sia permessa una leggera trasposizione degli eventi.


Dalle ore 01.30 alle ore 02.30 di domenica.

Milano di notte, si sa, riesce a velarsi un morbido manto bianco che la fa apparire eterea, quasi surreale.
Quest'atmosfera a volte penetra nell'abitacolo della macchina, ti passa per i pori della pelle e ti si insinua nel cervello lasciando che il tuo animo si rallegri si rilassi e ti lascia libero da quei freni che la società impone.

Così, quando la macchina ti sta portando a destinazione, quando è lei a guidare per le vie che oramai conosce, assecondi i desideri di cinque corpi caldi ed animati dalla voglia di vivere, posteggi con la calma di chi sa che non c'è la notte gli appartiene e ti incammini verso un insegna rossa ed una porta velata di bianco.

Suoni. Una giacca&cravatta ti apre e in un attimo sei dentro.

Non c'è l'atmosfera morbosa che ti saresti aspettato, non c'è volgarità.
Insieme, tra amici, vivi l'esperienza di guardarti attorno e di commentare con allegria quello che è esposto negli scaffali.
Forme diverse, colori e materiali sgargianti la fanno da padrone e tu rimani a volte interdetto a volte sei il primo a scherzare e a mostrare qualcosa.
Poi ogniuno segue le proprie tendenze e il gruppo si separa. Chi osserva come pochi capi d'abbigliamento possano cambiare una persona, chi cerca di capire come potrebbe soddisfare al meglio le pulsioni del corpo.
Alla fine ci si riunisce, si fondolo le proprie emozioni e ci si reimmerge nella Milano notturna che, come una mamma, ti apre le braccia e ti accoglie.
A questo punto è ancora my red car che prende le redini e ci porta con sé fino a casa.


Parafrasi: Spinti da una mia occhiata un po' troppo prolungata sull'insegna di un sexy shop posteggiamo ed entriamo (dopo un mio posteggio non proprio da manuale).
I commenti sui vari falli e sulla lingerie presente si potrebbero sprecare, quindi li lascio alla vostra fantasia.

Però raccontato come ho fatto era una figata o no?

Dalle ore 02.30 di domenica alle ore 01.30 di lunedì.

Una volta a casa di A, S ci saluta e decide di andare a casa (dice a dormire, più probabile a fare qualche gara illegale con la sua moto o a fare le "Penne" in viale Marche). D apre una bottiglia di rosso che, bello fresco scivola giù che è un piacere. A questo punto è un susseguirsi di eventi che ci porteranno ad addormentarci (almeno due dei quattro) verso le 4.00.

Il risveglio, dovuto alla coscienza di studentessa modello di A è verso le 9.30.
G e D continuano a dormire.
Io, oramai sveglio, gioco con il gatto, faccio qualche bozza per dei disegni e raccolgo neuroni in giro per la stanza fino a quando, spinti dalla fame, anche gli ultimi due si alzano.
D cucina, io aiuto, G rimane stravaccata sul divano, A sistema casa e parla con G (non mi ricordo assolutamente di cosa...).

La pasta con la salsiccia è spettacolare.
Milano fuori è fredda, ma la voglia di uscire è tanta, per muoversi un po', per non stare rintanati in casa, per goderci un po' di mondo.
Beh diciamo che questo non valeva proprio per tutti, ma non specifichiamo chi era la pecora nera...

Quattro passi, quattro foto (poche, di solito ne faccio molte di più, ma ero troppo intento a ridere e scherzare), un caffè (cattivo) e poi di nuovo a casa. D deve tornare at home, quindi lo accompagniamo alla stazione dove, ci saluta con la promessa di raggiungerlo a Torino per una giornata.

Per la serata si decide di cenare al ristorante di G.
Parlando del più e del meno si aspetta che i pochi clienti se ne vadano e prendiamo possesso del locale. Chi con un risotto, chi con una pizza, chi direttamente con il dolce, si comincia a cenare. Si parla, si parla tanto.
I genitori di G sono perspicaci e alla mano. Si parla di tutto dalla medicina alla vita, passando per battute più o meno deliranti. Ma, si sa, il lunedì la vita riprende e non si può fare tardi.

Quindi nella nebbia sbagliando (giusto per un secondo) strada, con domande da 5, 10, 100 dollari, son di nuovo a casa di A.

Qui, cari spettatoti, le macchine da presa si spengono. Il week end è finito. Manca solo il lunedì mattina, ma quello è un'altra storia...
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