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7.03.2001
Come promesso la mia cronaca del weekend, giusto per riabilitare un po' la mia reputazione (se possibile)..
Tralasciando il giro alla fiera dell'artigianato, vissuto tra ritardi, corse, fumi della benzina, birra, incensi e risate, partiamo da sabato sera.
Ore 19.50, arrivo, con il mio classico anticipo davanti al Giapponese da me prenotato e vedo già un povero ed ignaro ragazzo posteggiare e guardarsi intorno smarrito; aveva in faccia la classica espressione "maperchèsonoqui, machimelohafattofare".
Incredibilmente alle 20 in punto sbucano le tre del trio più D. from Torino. Raccattiamo anche l'ultimo invitato (dopo una leggerissima figura di S e A, una che dopo essergli passata davanti lo chiama per vedere se è lui, l'altra che non si ricordava di averlo invitato) ed entriamo.
A questo punto partono le ordinazioni, sotto la mia saggia (?) guida ordiniamo antipasti (dal pesce sott'aceto al tonno scottato di cui S si è innamorata), sushi e birra. Il servizio è un po' lento, ma la serata trascorre piacevolmente tra varie cavolate, sfide con le bacchette e foto. Tra un brindisi e una risata si arriva così alla fine della cena e si decide di proseguire all'Agorà. Veniamo salutati dai due nuovi acquisti (troppo sconvolti? Spaventati? Innamorati di noi a tal punto da non poterci condividere con il resto del mondo? Ai posteri l'ardua sentenza) e ci lanciamo sulle piste ghiacciate.
G conosce mezzo mondo e passa il tempo a salutare gente e ad insegnare a D a pattinare, S e A danno sfoggio delle loro capacità, io mi arrangio cercando di ripassare un po' quello che sapevo fare, usando la potenza delle mie gambe per lanciarmi in (mini) scatti (si i miei pattini facevano cacare...continuo a dirlo :-P ). Chiaramente anche qui non mancano gli incontri. A parte metà dell'under 14 che allenavo si incontrano anche persone del passato (che mai ti saresti immaginato di trovare) con cui scambi due saluti un po' forzati, un po' imbarazzati, ma che comunque fanno piacere. Tra voli (più o meno tragici) occhiate di fuoco ed evoluzioni, arriva così il momento di lasciare la pista, reindossare le scarpe, lanciare quelle due o tre imprecazioni per il dolore ai piedi e rimetterci in viaggio per casa di A.
Questa è la fine della parte normale della serata. Per la seconda mi sia permessa una leggera trasposizione degli eventi.
Dalle ore 01.30 alle ore 02.30 di domenica.
Milano di notte, si sa, riesce a velarsi un morbido manto bianco che la fa apparire eterea, quasi surreale.
Quest'atmosfera a volte penetra nell'abitacolo della macchina, ti passa per i pori della pelle e ti si insinua nel cervello lasciando che il tuo animo si rallegri si rilassi e ti lascia libero da quei freni che la società impone.
Così, quando la macchina ti sta portando a destinazione, quando è lei a guidare per le vie che oramai conosce, assecondi i desideri di cinque corpi caldi ed animati dalla voglia di vivere, posteggi con la calma di chi sa che non c'è la notte gli appartiene e ti incammini verso un insegna rossa ed una porta velata di bianco.
Suoni. Una giacca&cravatta ti apre e in un attimo sei dentro.
Non c'è l'atmosfera morbosa che ti saresti aspettato, non c'è volgarità.
Insieme, tra amici, vivi l'esperienza di guardarti attorno e di commentare con allegria quello che è esposto negli scaffali.
Forme diverse, colori e materiali sgargianti la fanno da padrone e tu rimani a volte interdetto a volte sei il primo a scherzare e a mostrare qualcosa.
Poi ogniuno segue le proprie tendenze e il gruppo si separa. Chi osserva come pochi capi d'abbigliamento possano cambiare una persona, chi cerca di capire come potrebbe soddisfare al meglio le pulsioni del corpo.
Alla fine ci si riunisce, si fondolo le proprie emozioni e ci si reimmerge nella Milano notturna che, come una mamma, ti apre le braccia e ti accoglie.
A questo punto è ancora my red car che prende le redini e ci porta con sé fino a casa.
Parafrasi: Spinti da una mia occhiata un po' troppo prolungata sull'insegna di un sexy shop posteggiamo ed entriamo (dopo un mio posteggio non proprio da manuale).
I commenti sui vari falli e sulla lingerie presente si potrebbero sprecare, quindi li lascio alla vostra fantasia.
Però raccontato come ho fatto era una figata o no?
Dalle ore 02.30 di domenica alle ore 01.30 di lunedì.
Una volta a casa di A, S ci saluta e decide di andare a casa (dice a dormire, più probabile a fare qualche gara illegale con la sua moto o a fare le "Penne" in viale Marche). D apre una bottiglia di rosso che, bello fresco scivola giù che è un piacere. A questo punto è un susseguirsi di eventi che ci porteranno ad addormentarci (almeno due dei quattro) verso le 4.00.
Il risveglio, dovuto alla coscienza di studentessa modello di A è verso le 9.30.
G e D continuano a dormire.
Io, oramai sveglio, gioco con il gatto, faccio qualche bozza per dei disegni e raccolgo neuroni in giro per la stanza fino a quando, spinti dalla fame, anche gli ultimi due si alzano.
D cucina, io aiuto, G rimane stravaccata sul divano, A sistema casa e parla con G (non mi ricordo assolutamente di cosa...).
La pasta con la salsiccia è spettacolare.
Milano fuori è fredda, ma la voglia di uscire è tanta, per muoversi un po', per non stare rintanati in casa, per goderci un po' di mondo.
Beh diciamo che questo non valeva proprio per tutti, ma non specifichiamo chi era la pecora nera...
Quattro passi, quattro foto (poche, di solito ne faccio molte di più, ma ero troppo intento a ridere e scherzare), un caffè (cattivo) e poi di nuovo a casa. D deve tornare at home, quindi lo accompagniamo alla stazione dove, ci saluta con la promessa di raggiungerlo a Torino per una giornata.
Per la serata si decide di cenare al ristorante di G.
Parlando del più e del meno si aspetta che i pochi clienti se ne vadano e prendiamo possesso del locale. Chi con un risotto, chi con una pizza, chi direttamente con il dolce, si comincia a cenare. Si parla, si parla tanto.
I genitori di G sono perspicaci e alla mano. Si parla di tutto dalla medicina alla vita, passando per battute più o meno deliranti. Ma, si sa, il lunedì la vita riprende e non si può fare tardi.
Quindi nella nebbia sbagliando (giusto per un secondo) strada, con domande da 5, 10, 100 dollari, son di nuovo a casa di A.
Qui, cari spettatoti, le macchine da presa si spengono. Il week end è finito. Manca solo il lunedì mattina, ma quello è un'altra storia...
Ci sono giorni in cui avverti la presenza di un filo che ti unisce ad altre persone.
Ci sono fili di pensiero che si seguono insieme, ci sono fili di speranza che ci sorreggono e poi ci sono fili
di pazzia che a volte spaventano da quanto sono forti.
Sta ad ogniuno di noi scegliere se e quale prendere.
Io ho deciso di afferrarne uno...e tra tutti ho deciso di prendere quello della follia e mi sa che ho fatto bene.
Ok, ho dormito poco, ma ho riso, tanto e di gusto...mi hanno fatto divertire, ho potuto far divertire...insomma dopo tanto mi sono lasciato andare piacevolmente senza remore, senza inibizioni...
Di questo ringrazio il trio (anche se è stato più un duo visto che una non ha il fisico )
e nell'era del web 2.0 vi lascio con una foto e una canzone...
Fili - Frankie Hi hrg (purtroppo ho trovato solo questa versione...)
Ieri sono andato a tagliarmi i capelli, avevo bisogno di una sistemata prima che la mia capigliatura prendesse il sopravvento.
Visto che il parrucchiere più economico del mio paesino è chiuso sono dovuto andare da un altro che, spacciandosi per Coiffeur di alta moda, tiene i prezzi un po' più alti.
Va beh.
Entro, saluto, e una ragazza nuova (lì girano diverse donzelle delle scuole di estetiste piuttosto che apprendiste) comincia a lavarmi i capelli.
Dopo di che mi fa sedere al posto e, informatasi su come volessi i capelli, prende il rasoio elettrico, il pettine e parte.
In dieci minuti netti mi ha sistemato. Anche con un buon taglio devo ammettere; la sfumatura è fatta bene e anche la lunghezza è regolare. Mi dice che ha imparato a farlo da Jean Louis David e che li fanno solo così.
Ok perfetto, dico io, un ottimo metodo.
Pago e vado.
Poi mi è venuta in mente una cosa:
Ma una volta dal parrucchiere non si chiacchierava?
Io sono cresciuto andando (e ci vado tutt'ora appena vado al lago) da una ragazza (che adesso è madre) con cui parlavamo di tutto: dei libri che leggevamo, delle vacanze, di sport, di scuola. Chiaramente ora gli argomenti si sono spostati anche su alcune cose un filo più serie, ma sono sempre venti, venticinque minuti di chiacchiere (non pettegolezzi) piacevoli e rilassanti.
Comunque anche andando da altri parrucchieri che non conoscevo o che, comunque, frequentavo saltuariamente si è sempre parlato del più e del meno.
Una volta mi ricordo che ad una ragazza (molto carina devo aggiungere) che mi aveva trattato veramente bene avevo anche regalato una rosa (presa dal fioraio, non da un marocchino per strada) visto che era la festa della donna.
Insomma il parrucchiere è un momento di stacco, di pausa dalla vita frenetica se ci si trova bene ci si torna, se no..ciccia...
Ieri invece mi è sembrato di entrare in una catena di montaggio.
Ancora quattro giorni e me ne parto alla volta dell'isola di Brac, Croazia per una settimana di mare...
Oggi mi sono documentato un po' su tutto quello che c'e' da vedere, fare, giocare, lettera e testamento... (mi sa che c'e' qualcosa che non va).
Ho anche scoperto che una probabile compagna dei nostri viaggi per l'isola potrebbe essere LEI, la vipera del corno, chiamata così per quel simpatico cornino che ha sul musetto (non perché il vipero l'ha tradita per metà).
Pensate un po', cari bambini, che in Europa ci sono poche specie di serpenti velenosi e quella più velenosa me la vado a prendere io, come sono fortunato vero?
Per fortuna che mi sono già informato su come rimediare ad un suo eventuale morso, così tanto perché toccarsi le balle a volte non è sufficiente.
Niente tagli, succhi e sputi (detto così mi sembra più un film porno che altro), ma solo un bendaggio compressivo e via di corsa all'ospedale (dove si spera parlino italiano).
Ora tocchiamoci tutti (zebedei per i maschietti, zinna sinistra per le donnine), OGNUNO LE PROPRIE!!! e auguratemi buone vacanze...
Domenica pomeriggio con un minimo di sole e decido di andare a fare qualche foto.
Passo prima nell'unica fattoria che ancora rimane nel mio paese a fare qualche foto alle muuucche li presenti e faccio una scoperta mica da ridere, roba da Nobel...
Le mucche sono delle VIP...nel senso che di solito, quando vado li mi guardano un po' con lo sguardo del tipo "e questo mo' che vuole.." per poi lascirmi perdere, ma ieri, non appena hanno visto l'obbitettivo della mia Olympus-e500 si sono sentite come ad un casting.
Chi si metteva in posa, chi cercava il provilo migliore, chi invece voleva la foto di gruppo, insomma una gara per diventare la nuova mucca della Granarolo...Insomma le foto hanno fatto abbastanza caccare e quindi me ne sono andato...
Gira che ti rigira arrivo vicino agli orti dove è stata messa una piccola tavola felicemente imbandita per i gatti della zona.
Quello che mi lascia perplesso è il cartello, scritto con pennarello azzurro, con la scritta:
"Non dare da mangiare ai gatti per la cattura e la conseguente sterilizzazione".
Se qualcuno mi sa spiegare cosa voglia dire esattamente mi faccia il piacere di dirmelo va...
In ogni caso, mi apposto mi avvicino pian piano fino ad avere una distanza ottima per scattare anche qualche primo piano...
Per fortuna i mici si lasciano fotografare mettendosi un po' in posa e guardando direttamente in camera e ad un certo punto spunta un cucciolo di Certosino (non un piccolo monaco) che si mette a mangiare allegramente, offrendosi come ottimo soggetto, fino a quando una simpaticissima ragazza che chiameremo "La Rompicoglioni" arriva con il suo York Shire Terrier e lo scaraventa vicino ai gatti che chiaramente fuggono a gambe levate.
Io ho recitato il mantra della calma e ho aspettato che se ne andasse.
Dopo 10 minuti i gatti finalmente tornano ed io comincio a fare varie prove di esposizione, bilanciamento del bianco ect ect quando arriva la solita V.d.C.
Cos'è una V.d.C??
Semplice è la solita Vecchietta del Cazzo.
Nello specifico questa è una di quelle che accudisce quei gatti, solo che lo fa con la grazia di un elefante.
Arriva, mi squadra e mi dice: "Come mai fotografa i gatti?"
(in rosso seguono le riposte che avrei voluto darle)
"Perchè poi le rivendo a dei malati che ci si fanno tante pugnette"
"Così tanto per passare un pomeriggio"
Sguardo incerto della V.d.C. "Ma lo sa che questi gatti sono sotto la protezione del Comune e della ASL?"
"Certo che lo so, per questo so che sono sani e che possono essere rivenduti facilmente come conigli"
"No, sinceramente non lo sapevo"
"Ma può fargli le fotografie?"
"Si si, ho chiesto il permesso alla loro agenzia di moda e sto facendo un paio di book per la prossima fiera Milano veste gatto"
"Certo, a meno che non siano in una proprietà privata non vedo dove sia il problema"
Mi guarda come si guarda un tossico che ti chiede qualche soldo per mangiare e poi si fionda tra i gatti con miagolii e paroline da idiota.
In sostanza i gatti fuggono definitivamente.
Io recito il secondo mantra della calma e me ne torno imprecando a casa.
Ma dico io, nemmeno un pomeriggio a scattare foto in maniera tranquilla posso passare???
Va beh appena riesco metto qualche foto del pomeriggio...
Colonna sonora dell'avventura:
DeAndrè: Anime Salve
J-Ax: Di sana Pianta
Avete presente tutta la storia di ieri?
Aperitivo + Slam Dunk + Stazione + NessunoMiSconvolgeràIlMioPiano???
Ecco, tirateci una riga sopra...
Visto che Vale alla fine ha cambiato treno ed è arrivata in stazione alle 20, ho dovuto cancellare l'aperitivo, visto che in stazione non ce la faccio stare da sola con tutte le valige, e modificare totalmente i miei piani.
Ora, non so quanti di voi siano pratici di Milano e di Stazione Centrale, ma chi lo sa mi capirà...
Sono arrivato in stazione alle sei meno un quarto, visto che non avevo idea se avrei fatto in tempo dopo, Milano, ricordo ai non Milanesi, è famosa per i suoi ingorghi diarrea (nel senso che si formano in un lampo e rimangono li per ore).
Dicevo. Sono arrivato presto in stazione e, siccome la simpatica amministrazione milanese ha fatto un po' di casino con i posteggi (ha tolto anche le strisce blu) ho dovuto forzatamente mettere la macchina in un autosilo. Vi anticipo già i costi:
Prima ora 3.50€
Successive: 1.70€
Per due ore ho pagato: 5,20€ Maremma ladra. (con quella cifra sulle strisce blu ci stavo 6 ore), amministrazione di merda...
Va beh, da li mi sono lanciato in Loreto, due comode fermate, entro in fumetteria, chiedo Slam Dunk Colloction e cosa mi risponde????
"Mi è appena arrivato, non l'ho ancora alfabetizzato. Non te lo posso dire..." Maremma ladra bucaiola...
Esco, salta anche il mio piano di andare a trovare i miei ex compagni di laboratorio che lavorano vicino alla suddetta fumetteria e mi dirigo verso un altra li vicino e cosa scopro???? FALLITA.... Maremma ladra bucaiola impestata.
Con un aura demoniaca che mi avvolgeva prendo il mio fidato 11, terrorizzo con lo sguardo un paio di infanti e via verso la Borsa del Fumetto dove finalmente faccio il mio acquisto, che recensirò dopo.
Prendo il 5 (sempre con un bigletto visto che avevo intenzione di usare tutti i 75 minuti dell'atm) e dopo pochi minuti sono in un bar vicino alla stazione.
Prima di entrare la cosa più bella, mi avvicino ad una macchina della polizia e chiedo:
"Scusate, non sapete dove posso fermarmi per 10 minuti con le quattro frecce per aspettare delle persone"
Mi guarda tipo "machecazzovuolequesto" e mi risponde: "Non lo so, non dipende da noi...Cerchi un posto dove non dia fastidio..."
Faccio un respiro profondo, saluto cordialmente e me ne vado imprecando...
Torniamo al bar.
Tanto per sottolineare la fortuna della giornata aggiungiamo anche che la mia vescica era sul punto di scoppiare e il quel Bar NON HA IL BAGNO PER I CLIENTI!! Maremma ladra bucaiola impestata ed anche un po' puttana.
Mi concentro, prendo un bicchiere d'acqua (la cosa che mi costava meno e che mi poteva durare di più) e mi metto a leggere. Mezz'ora di lettura e, prima che mi scadesse la seconda ora, ritiro la macchina.
Visto che mancava ancora un 25 minuti mi son detto, faccio il giro e poi mi fermo da qualche parte, ma MIRACOLO!! trovo un posto a disco orario, mi fermo e mi metto a leggere per il tempo rimanente...
Per una votla il treno è stato in orario perfetto, e, se non avessi cannato strada due volte perchè non ce la facevo più con la vescica..il che mi distraeva parecchio (tra parentesi, secondo me hanno rifatto dei tratti di strada rendendoli irriconoscibili...) sarei arrivato in un lampo a destinazione.
Alla fine comunque riesco ad arrivare a casa di Vale, senza pisciarmi addosso, dove posso finalmente svuotare la vescica (con conseguente piacere paragonabile ad un orgasmo) e quindi rifocillarmi con l'ottima cucina della Mamma di Vale.
Nell'ordine mi sono scofanato:
2 piatti di pasta al ragù
4 fette di salame felino
3 fette di salame piccante calabro
4 fette di formaggio vario
un numero imprecisato di olive napoletane di vario genere
1 pomodorino con ripieno piccante (che mi ha resettato la lingua)
1 banana
il tutto accompagnato da divesi bicchieri di Montepulciano...
Qualche minuto di riposo del guerriero e poi ho consegnato la lettera...
Fortunatamente, alla fine dell'avventura, la lettera è stata MOOOOOLTO apprezzata...
A dopo...
BossCarlo e ViperaVenerea mi hanno dato lo spunto per raccontare quest'episodio...
Estate 2005.
Calpe, Spagna
Era una sera calda e luminosa, i nostri eroi, Lupo e Tarlo, insomma il cacciatore e il rosicchiatore, si dirigono per primi verso la dimora, anticipando le altre bestie per potersi lavare per primi.
Giunti alla dimora, dopo avere stappato la birretta di rito, tirato quattro sani rutti (due in italiano e due in spagnolo, per la parcondicio) e mangiato qualche bella patatina, tanto per tappare la voragina aperta dalla bionda e dalle partite in spiaggia, ci dirigiamo verso i due bagni per poterci lavare con tranquillità. Io mi dirigo verso il bagno del piano terra, privo di finestre e con il neon che lampeggiava che nemmeno le luci al Cocoricò, e Tarlo a quello del piano superiore, enorme e luminoso.
Perchè vi direte voi?
Semplice, perchè a quello sotto non ci voleva andare nessuno ed era diventato il mio regno.
Mi spoglio (prego le lettrici di tenere gli ormoni a freno), mi metto sotto la doccia e mi insapono al ritmo della luce (non per senso del ritmo, ma tanto per non uscire maculato per lo sporco non lavato o a chiazze di schiuma).
Ormai alla fine della mia disco-doccia mi avvolgo un asciugamano attorno alla vita, comincio a spalmarmi un po' di crema dopo-sole (prego gli infermieri di rianimare le donzelle svenute, grazie), quando un urlo squarcia la quite della casa.
"AHHHHHHHHHHHHHH LUPO, LUPO, LUPO CORRI!!!" (immaginatelo detto da un ragazzo di 1.80 ben piazzato, con la voce di Ned Flanders).
Mi involo verso il piano superiore facendo i gradini a due a due, ma arrivato in cima ho scoperto che erano dispari e allora sono tornato giù e allora li ho fatti a tre a...no aspetta, questa è un'altra storia...
Insomma arrivo in un lampo al piano superiore entro in bagno e mi vedo il mio care compare di vacanza rintanato in un angolo che mi indica, con voce tremante, la tenda della doccia.
Mi volto e mi spavento anche io, non riuscivo a trovare la tenda...ma dopo un attimo mi riprendo e mi accorgo che il problema non c'era, in quanto la tenda era presente, era ben visibile tra le zampette della blatta che aveva deciso di farcisi un giretto sopra.
Mi ci avvicino lentamente, scambio quattro chiacchiere, le chiedo gentilmente di andarsene, ma mi risponde che voleva finire di prendere gli ultimi soli perchè erano gli ultimi giorni della sue ferie e quindi non si muove di un millimetro. Io, incoraggiato dal mio amico, mi avvicino con un tubetto della carta igenica per poterlo fare entrare e quindi fare gentilmente accomodare fuori, quando, il nostro carissimo "Blattella Germanica" (mi aveva detto anche il suo cognome nella nostra prima conversazione) si accorge di avere qualche zampa in ombra e prende così il volo per potersi abbronzare bene.
Il mio amico, leggermente spaventato, esce con calma dal bagno (seguiranno in seguito le premiazioni per il nuovo record mondiale dei 100 metri piani con il tempo di 5 secondi netti), mentre io con abile mossa lo indirizzo verso la finestra aperta da cui, dopo alcuni minuti riesco a farlo uscire.
Accolto da urla di tripudio mi godo la meritata cena dell'eroe (pasta al sugo, di cui ho dovuto anche lavare piatti e pentole) per l'impresa appena compiuta; non ho mai avuto il coraggio di confessare che, mentre cercavo di farlo uscire, si è sentita una vocina da fuori che diceva:
"Scarrafoncino mio, vieni che la pasta è in tavola"...